martedì 7 ottobre 2025

BEU CANDU… di Luciano De Giovanni – trad. di Gianni Ricelli




Beu candu se à sé

caminà candu cunven

se fermà candu gh’è de besögnu

 

se scurdà du relöriu

laiscià perdi l’armanacu

 

se repausà arentu au valun

che a nu pareisci l’agiu ren da dì

 

imparà a senti

a taixi.

 

 

 

Gianni Ricelli – Dialetto di Fanghetto 

Poesia che partecipato a “U Giacuré" – Ed. 2025 – Sezione Traduzioni                              

 

 

 

BERE QUANDO… di Luciano De Giovanni

 

Bere quando si ha sete

camminare quando conviene

fermarsi quand’è necessario

 

scordarsi dell’orologio

lasciar perdere il calendario

 

riposarsi presso il torrente

che non sembra abbia niente da dire

 

imparare a sentire

a tacere.


lunedì 6 ottobre 2025

VÀREGU D’ANCÖI di Mauro Maccario

Preparazione del “vàregu” *
 


Cun i pèi a bàgnu intu fusàu,

bràghe e manéghe bèn rebercegàe,

cun in ruju d’àiga sùrve avarégàu

e anghìje sùta i se piàva fìa cue màe.

 

Se i šchijàva cun de tènaje agantàe.

A fìn dòpu tütu su travaju fàu

i vegnàva féštegiàe: prima inpanàe,

pöi inta pajèla cun l’öriu bèn as-caudàu.

 

Aù cun a térévisiùn, insciù canapè asetài,

loche mangià, acatà e fà, ne vèn muštràu.

I n’a cònta bèn, nu parésce de èse cujunài.

 

Se acumènsa a audurà špüsa de brüxàu:

n’acapìtérà mìa de vegnì féštegiài

mèixìmu a chéle anghìje intu fusàu.

 

Da pešcaùi a büdeghi  s’atrövéremu desciài.

 

 

 

Mauro Maccario – Dialetto di Soldano

Poesia che ha partecipato al concorso “Bellissimi versi – 2024”

 

 

INTOSSICANTE ODIERNO

 

Con i piedi a bagno nel torrente,

pantaloni e maniche ben rimboccate,

sopra con un flusso d’acqua avvelenato

le anguille sotto si catturavano persino con le mani.

 

Se scivolavano via agguantate con delle tenaglie.

Alla fine dopo aver fatto questo lavoro

venivano festeggiate: prima impanate,

poi passate in padella con l’olio ben caldo.

 

Ora con la televisione, seduti sul divano,

ci viene insegnato cosa mangiare, comperare e fare.

Ben raccontato, non sembra una presa in giro.

 

Si comincia a percepire puzza di bruciato:

non succederà mica di venire festeggiati

allo stesso modo di quelle anguille nel torrente.

 

Da pescatori ci risveglieremo pesci storditi.

 

1 - avarégàu: avvelenato, intossicato con le radici della dittinella, un arbusto sempreverde.

2 - büdeghi: particolari pesci chiamati rospo di mare o rana pescatrice. In dialetto sinonimo di persona tonta.

 

*Le radici della dittinella (Daphne gnidium) venivano spolpate e frantumate finemente a colpi di mazzetta, il ricavato posto in un sacco di iuta era pronto per essere immerso nei corsi d’acqua frequentati dalle anguille e permetterne la cattura.

La  foto, ripresa negli anni Cinquanta nei locali di un antico frantoio posto lungo la strada che porta a Perinaldo, ha risvegliato nell’autore della poesia facce, nomi, ricordi che ne hanno stimolato la stesura.





domenica 5 ottobre 2025

VIRGILIU, ENEIDE, LIBRU IV di Annibale Caro - trad. di Dario Canavese

  


O cumpagni, che

pe’ a ciansa e a furtüna

zà savé e

desgraçie e péne,                                                   

vui, che avé

cumbatüu e

scumpassau

tante e tali miserie,

u Scignù u ve farà avé

paixe e chiete, e

ben aviau     

sta tempesta e

ste péne

i l’averan fin.

Vui vieré i sciti

unde, scumpassai i

perighi, purréré

vive in paixe, e de

sta navigaçiun

cuscì dulurusa

mantegniré u

regordu.

 

 

 

Dario Canavese – Dialetto di Ventimiglia - Sezione Traduzioni

PREMIO “CENTRO DI CULTURA DIALETTALE” Stevanin Carabalona al XXXVII Premio di Poesia Dialettale Intemelia “U Giacuré” – Ed. 2025

Unico classificato della Sezione Traduzioni con la seguente motivazione:

Da Virgilio ad Annibale Caro e infine a Dario Canavese, il canto quarto dell’Eneide è un invito, per intercessione divina, alla tregua, alla pace, per tutti i soldati che già conoscono bene le disgrazie, le pene e le miserie umane. A loro sarà riservato vedere i luoghi senza più pericolo e vivere in pace, non dimenticando la penosa navigazione loro occorsa. Un passo in cui si celebra la pace, in un mondo in cui è dimostrato che non si riesce a fare a meno delle guerre.

 

 

VIRGILIO, ENEIDE, LIBRO IV di Annibale Caro                               

 

O compagni, che                                                      

per la sorte e il fato                                                               

già conoscete le                                                                   

disgrazie e le pene,                                                              

voi, che avete                                                                        

affrontato e                                                                           

superato                                                                                

tante e tali miserie,                                                                

Dio vi darà                                                                            

pace e serenità, e                                                                   

ben presto                                                                              

questa tempesta e                                                                  

questi dolori                                                                           

avranno termine.                                                                   

Voi vedrete i luoghi                                                              

dove, superati i                                                                       

pericoli, potrete in                                                                  

pace vivere, e di                                                                     

questa navigazione                                                                  

così penosa                                                                             

conserverete la                                                                        

memoria.                                                                                  

 

 

sabato 4 ottobre 2025

L’AUDÙ DE BON di Costanzo Luigi Oliva (Luì Cerin)




Imbruchetai scarpui

i pica u tempu sc’i-i rissöi,

a müüxica a se perde mes-cià

a l’audù de bon pan de gran

posau sc’in tagliavù, rezüu

cun u pajassu da in zuena…

ch’a marcia assai de sprescia.

 

 

Costanzo Luigi Oliva (Luì Cerin) – Dialetto di Badalucco

Poesia che ha partecipato al concorso “Bellissimi versi – 2010”

 

 

IL PROFUMO DI PANE

 

Chiodati scarponi

ritmano il tempo sul selciato,

la musica si perde mischiata

con il buon odore che emana

il pane appena sfornato

posato su un vassoio di legno

sorretto sul cercine di una giovine…

che velocemente si allontana.

 

venerdì 3 ottobre 2025

VINT’ANI di Elide Garzo




Che bèla giuventü

a canta, a sona, a rie,

tüti i prublemi au mundu

i ghe pan scemarie!

 

Basta vestisse a moda,

fa festa, divertisse;

l’amù e l’avegnì

tütu v’aspeita lì.

 

Giuveni, giuvenete

cuscì alegri e cuntenti,

candu ani e stanchessa

pe’ vui i se faran sente,

 

se ina certa tristessa

pe’ a ciü bèla stagiun

ca nu speita nisciüin

in turmentu a descia:

nu feine ina fulia.

 

A giuventü, a belessa

l’avemu drente au cö:

capì a vecia sagessa

e u ciantu d’in figliö.

 

 

 

Elide Garzo – Dialetto di Camporosso

 

 

VENT’ANNI

 

Che bella gioventù

canta, suona ride,

tutti i problemi al mondo

gli sembrano sciocchezze.

 

Basta vestire alla moda,

far festa, divertirsi,

l’amore e l’avvenire,

tutto v’aspetta lì.

 

Giovani, ragazzine,

così allegri e contenti,

quando anni e stanchezza

poi si faranno sentire;

 

se una certa tristezza

per la più bella stagione,

che non aspetta nessuno,

un tormento risveglia,

non fatene una follia!

 

La gioventù, la bellezza

l’abbiamo dentro al cuore,

capire dei vecchi la saggezza

e il pianto di un bambino.


giovedì 2 ottobre 2025

A SUN A STISSA di Laura Marvaldi



A sun a stissa c’a bagna

u surcu dunde ti l’hai ciantau…

a sun a stissa c’a bagna a tuella

dunde ti l’hai semenau…

A sun a stissa c’a sgura

in saa scorsa dell’auiva…

A sun a stissa c’a se derfà

in te l’aigua da giaia

prima c’a sauté tra in bauxu e inna prea…

A sun a stissa c’a s’allarga

in te l’aigua tranquilla e a fassu serci

chi disegna rebighi in se l’aigua…

A sun a stissa

c’a te lava e lagrime,

nisciün sa du to ciantu,

mi e ti a sammu

c’a sun u fi cu liga a to vita aa to tera

e tutte due e mi.

 

 

 

Laura Marvaldi – Dialetto di Borgomaro

Poesia che ha partecipato al concordo “Bellissimi versi – 2015”

 

 

SONO LA GOCCIA

 

Sono la goccia che bagna

il solco dove hai piantato…

Sono la goccia che bagna il giardinetto

dove hai seminato…

Sono la goccia che scivola

sulla scorza dell’ulivo…

Sono la goccia che si disfa

nell’acqua del fiume

prima che salti tra una scogliera e una pietra…

Sono la goccia che si allarga

nell’acqua tranquilla e faccio cerchi

che disegnano arabeschi sull’acqua…

Sono la goccia

che ti lava le lacrime

nessuno conosce il tuo pianto,

io e te sappiamo

che sono il filo che lega la tua vita alla tua terra

e tutte e due a me.


mercoledì 1 ottobre 2025

POEXIA... di Stefano Sanlorenzo



 

A poexia a no o l'ê un pesso

de stóffa da transformâ a

só piaxei, perche' a l'ê parte

de un insemme de emoçion

che o cheu cian cianin lasciâ

anâ, trasformâ inte doçe da

giornâ che a l'ê a fin..

E o çe, pittin pittin, vegnî

rosso mentre se innamoâ

do chinâ do sô che in

concluxion s'addorme

con mi...

L' amô che o vegne, se pösa

into mezzo tra doe montagne

pinn-e de neive.

 

 

 

Stefano Sanlorenzo – Lingua genovese

 

 

POESIA

 

La poesia non è un pezzo

di stoffa da trasformare

a proprio piacimento,

perché fa parte di

un insieme di vere

emozioni che il cuore

lentamente lascerà

andare trasformandole

in dolci righe passionali...

Un po come vedere insieme

l'ora più dolce della giornata

che volge al termine ed il cielo

a poco a poco, arrossirà

mentre s' innamorerà

del tramonto che finirà e

con lui, l'amore che verrà,

si poserà tranquillamente

tra due montagne innevate.