In prefümu che cu-u su u
t’avia sturdiu
a-a fin d’avustu, au caudu
in sce a coleta,
föglie de velüu grixiu e ina
macia violeta
i custi de stecadò sciuřiu.
Sigaře in sce-a meřa i nu se
fermava de cantà,
abeglie drinte e föřa dae
sciuře i se deixia da fa.
E tu, cu-ina mesuiřa cume in
dagliu,
brasai de stecadò cařava au
tagliu.
Mi, in poucu in derè te
steixia a ve
maglieta de cutun cu-a spala
strenta,
mandrigliu cun dui grupi pe
capè,
muvimenti tranchili, següři
ru brasu
arundai a stregne i custi in
t’in abrasu.
Cöglia i brasai de sciuře a
fane ri fasceti acaveai
strenti da due cordine e pöi
ligai.
I pesavamu inseme cu-u cantà
i arembavamu arente, in
poucu a-a sprescia
fin che n’aviamu prunta ina
soumà.
Ti caregavi u mǜ fin
au Praetu
e mi recuntrulava i pesi che
avìa scriitu
cu-in lapi in sc’in föglietu
e recontava i fasci pe u
lambicu.
In tu giardin, cu-e mie
sciuře g’on ciantau
escì chele che me fa pensà
a chi ghe vögliu ben e u se
n’è andau.
Veixin ae röse e a
l’arbuřetu de lilà,
de stecadò ri beli custi
grandi
in facia a-a seusa e a tre
cause de vi.
A-a matin pasu, l’auduřu e
me pà
che mei paiře u scie cun
mi.
Alina
Gastaudo – Dailetto di Rocchetta Nervina (Im)
II
Classificata al XXXIX Premio di Poesia Dialettale Intemelia “U Giacuré” – Ed.
2026 cvon la seguente motivazione:
I
versi scorrono con minuziosa cura e ricercatezza per definire e descrivere ogni
momento della raccolta della lavanda, del ricco paesaggio naturale, del
comportamento degli animali, dei sentimenti e delle osservazioni dell’autrice,
in allora ragazzina. Nessun dettaglio sfugge nell’osservare il padre,
dall’abbigliamento da contadino sotto il sole cocente di agosto, alla bravura
nello svolgere il lavoro di taglio degli steli. Momenti di simbiosi della vita
di campagna, in cui tutto si fonde in un unico sentimento, nonostante la
fatica. Poesia della memoria del padre attraverso il profumo della lavanda.
Immagini concrete e precise (la falce, il fazzoletto a nodo, la stadera).
Commovente e ben strutturata. La chiusa — odorare la lavanda del giardino e
sentire il padre vicino — è di grande efficacia poetica.
LAVANDA
Un profumo che col sole ti
stordiva
alla fine di agosto, al
caldo sulla collina,
foglie di velluto grigio e
una macchia violetta
i cespugli di lavanda
fiorita.
Le cicale sul melo non
smettevano di cantare,
le api dentro e fuori dai
fiori si davano da fare.
E tu, con una falce grande come una falce da fieno
bracciate di lavanda
cadevano ad ogni taglio.
Io, un po’ indietro ti
guardavo
canottiera di cotone con la
spalla stretta,
fazzoletto con due nodi per
cappello,
movimenti tranquilli, sicuri
del braccio
arrotondati a stringere i
cespugli in un abbraccio.
Raccoglievo le bracciate di
fiori in fascetti ordinati
stretti da due cordicelle e poi legati.
Li pesavamo insieme con la
stadera
li accostavamo vicini, a
monte del pendio
finchè ne avevamo pronto
un carico per il mulo.
Caricavi il mulo e andavi al
Praetu
mentre io ricontrollavo i
pesi scritti
con la matita su un
foglietto
e ricontavo i fasci per
l’alambicco.
Nel giardino, coi miei fiori
ho piantato
anche quelli che mi fanno
pensare
alle persone che amo e non
ci sono più.
Accanto alle rose e
all’alberello di lillà,
dei bei cespugli grandi di
lavanda
di fronte al gelso e a tre
piante di viti.
Al mattino passo, l’odoro e
mi sembra
che mio padre sia con me.







