“Te vögliu bèn”,
a m’ava ditu riendu,
trepandu cume in cravéu
cu’a sciala inucénte
de tüti i figliöi
e mi, genàu, eira scapàu;
nui àvimu forsci sei ani.
“Ti me vöi bèn?”,
scarmanduse a m’ava dumandàu
cu’a sòu vuxe de velüu,
ma mi, pe’ fa u düru
e nu’ esse cugliunàu dai
cumpagni,
nu’ gh’ava respundüu;
scemarìe d’i chinz’ani.
“Te vögliu bèn”,
mi cuntügnava a redì
ciagnendu
pentìu de nu’ avégheřu mai
ditu,
mirandu, strapersu e
amagunàu,
a sòu spàira fàcia seréna
int’a pàixe d’u resciòuru
etérnu...
avesse posciüu andà inderré
cu’i ani...
Roberto
Rovelli – Dialetto di La Mortola
I Classificato ex-aequo al XXXIX Premio
di Poesia Dialettale Intemelia “U Giacuré” – Ed. 2026 con la seguente
motivazione:
La poesia tratta il tema dei sentimenti
in diverse fasi di età, rivela le timidezze, le spavalderie e i rimpianti delle
cose non dette ed è magistralmente strutturata in tre tempi: l'infanzia (6
anni), l'adolescenza (15 anni), il lutto. La stessa frase "te vögliu
bèn" cambia peso ad ogni ripetizione: l'ironia dei "15 anni"
contrasta con il dolore finale. Versi che narrano un’esperienza comune a tutti,
che riflettono sia il desiderio mancato di esprimersi, sia la paura di farlo
perché privi di un’educazione sentimentale che dia voce all’anima senza timori
e condizionamenti. Poesia molto toccante.
“TI VOGLIO BENE”
“Ti voglio bene”,
mi aveva detto ridendo,
saltellando come un capretto
con la gioia innocente
di tutti i bambini
ed io, impacciato, ero
scappato;
avevamo forse sei anni.
“Mi vuoi bene?”,
arrossendo mi aveva chiesto
con la sua voce vellutata,
ma io, per fare il duro
e non essere canzonato dagli
amici,
non le avevo risposto;
stupidaggini dei quindici
anni.
“Ti voglio bene”,
continuavo a ripetere
piangendo
pentito di non averglielo
mai detto,
guardando, sperduto e
triste,
il suo pallido viso sereno
nella pace del riposo
eterno...
avessi potuto andare
indietro con gli anni...

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