domenica 8 settembre 2024

GRIMALDI di Vincenzo Jacono

Grimaldi - Foto di Gianni Ricelli


Tüta ròcia ti sei, de tenta strana

Russastra, ascàixi a fusse arrüzinia,

Aspra e desteisa in stramba teuria

Ai pei du liturale, àuta, suvrana.

 

E bàume, che prefunde i se ghe intana,

A l’ètà preïstorica d’a pria

I han dau vita a ina rassa, definia

Dau mèiximu to nome, grimaldiana.

 

I sœi resti, e ascì cheli de arimai

D’alura che scavendu i gh’an truvai,

Inti Müsei di’ dui mundi i aparesce

 

Lüxe che e negre tenebre i s-ciairisce

D’in tempu assai luntan, e a tü a te dà

Riflessu lampu de selebrità.

 

 

 

Vincenzo Jacono – Dialetto sanremasco

 

 

GRIMALDI

 

Tutta roccia sei, di tinta strana

Rossastra, quasi fosse arrugginita,

Aspra e distesa in stramba teoria

Ai piedi del litorale, alta, sovrana.

 

Le caverne, che profonde ci si intanano,

All’età preistorica della pietra

Han dato vita a una rezza, definita

Dallo stesso tuo nome, grimaldiana.

 

I suoi resti, e anche quelli degli animali

Da allora che scavando hanno trovato,

Nei Musei dei due mondi appaiono

 

Luce che le nere tenebre schiariscono

D’un tempo assai lontano, e a te ti dà

Riflesso lampo di celebrità.

 

mercoledì 4 settembre 2024

E PÖI... CIÜ RÈN... di Roberto Rovelli



                      

Légie tache de lüxe i tremöra                     

int’u silençiu d’a memoria                   

dùve regòrdi scurdài                          

i fan da curnixe                         

au vöiu desgravàu                             

da l’infinìu d’in prefundu.                    

Int’in sutürnu barlüme,                       

marchi scciairì                                  

d’in spàiru passàu,                             

i se cunfunde int’a négia                     

ch’a l’imbrüca cum’ina teragnà            

l’ürtimu sensu de cugniçiùn.                

Pe’ in mumentu                         

a grimàsa d’in faturisu                

a stòrçe i lèrfi sechi e arsagliài            

e in veřu stèrburu                             

u se desténde insc’î ögli fissài                      

int’ina vixùn ch’a nu’ l’existe ciü.          

Ina làgrima scurdà                            

d’â cusciénsa urmai perdüa,        

cianìn a riga a masca scirà                

stissandu int’u cübàn                          

d’in laberintu sença fin.                      

A cugniçiùn de tüta ina vita                 

sparìa cume arena fra i dì...                

e pöi... ciü rèn...                       

 

 

 

Roberto Rovelli – Dialetto de La Mortola

I Classificata al XIX Concorso Letterario di Poesia Dialettale “Giannino Orengo” – Ed. 2024 – Dolceacqua con la seguente motivazione:

La densità dei versi richiama l’attenzione a ciò che attraversa l’anima del poeta. Il viaggio a ritroso nella sua esistenza balugina tra gocce di luce nel silenzio della memoria, laddove non è facile ripescare ricordi inabissati. Con fatica, come attraversando una nebbia, cerca un’ultima possibilità di consapevolezza. Solo per un attimo le labbra si storcono in una smorfia di sorriso, ma la visione viene subito ricoperta da un velo opaco e non esiste più.

La coscienza è perduta, una lacrima riga il volto scarno e gocciola nell’oscurità. Svanisce la consapevolezza di una vita. E poi, più niente. Un viaggio intenso e sofferto dentro se stesso, volendo e non volendo ricordare, consapevole dell’illusorietà della vita. Efficace, profonda, coinvolgente.


 cultura dolceacqua

 

E POI... PIÙ NULLA...

 

Fioche gocce di luce vibrano

nel silenzio della memoria

dove ricordi dimenticati

fanno da cornice

al vuoto partorito

dall’infinità di un abisso.

In un malinconico barlume,

vestigia sbiadite

d’un pallido passato,

si confondono nella nebbia

che avvolge come una ragnatela

l’ultima impressione di consapevolezza.

Per un istante

la smorfia di un sorriso

storce le labbra asciutte e screpolate

e un velo opaco

si distende sugli occhi fissati

in una visione che non esiste più.

Una lacrima dimenticata

dalla coscienza ormai perduta,                    

lentamente riga la guancia scarna

gocciolando nell’oscurità

di un labirinto senza fine.

La consapevolezza di tutta una vita

svanita come sabbia tra le dita...

e poi... più nulla...

 

domenica 7 luglio 2024

TENDA di Vincenzo Jacono


Tenda - Francia


Longu a penta de Berna, au co survan,

I tœi teiti de pria i s’arrampina

Fin au castelu, avù spetru in ruvina,

D’i Lascaris d’in tempu assai luntan.

 

Dau munte ch’u ha u to nome, dund’i van

Aa pastüra e to sciorte, a so argentina

Caressa eterna u Roja u te destina

Viva e sunante inta so cursa au cian.

 

Antigu borgu strentu aa devussiun

D’a Vergine Maria de l’Assünsiun,

Triste u regordu in tü d’a to Cuntessa

 

Beatrice, daa diva elevatessa

D’u Cignu de Catània* imurtalà,

Delongu u vive efüsu de pietà.

 

 

 

Vincenzo Jacono – Dialetto sanremasco

 

 

TENDA

 

Lungo la Ripa di Berna, sino alla guglia di pietre,

I tuoi tetti di ardesia si arrampicano

Fino al Castello, adesso spettro in rovina,

Dei Lascaris di un tempo assai lontano.

 

Dal monte che ha il tuo nome, dove vanno

Al pascolo i tuoi greggi, la sua argentina

Carezza eterna il Roja ti destina

Viva e sonante nella sua corsa al piano.

 

Antico borgo stretto alla devozione

Della Vergine Maria all’Assunzione,

Triste il ricordo in te della tua Contessa

 

Beatrice, dalla divina elevatezza

Del Cigno di Catania* immortalata,

Sempre vive effuso di pietà.

 

 

* Vincenzo Bellini

venerdì 5 luglio 2024

E STAGIÙN: ESTAE di Roberto Rovelli




 

Sù leùn, caudu, stentissu,

papataixi e sinsare.

Vacanse e cuvéa d'andà â marina.

 

 

 

Roberto Rovelli - Dialetto di La Mortola

 

 

LE STAGIONI: ESTATE

 

Sol leone, caldo, afa,

pappataci e zanzare.

Vacanze e voglia d'andare al mare.


giovedì 4 luglio 2024

PASTORALE di Edoardo Firpo




Tutto o giorno se sente andâ pe’ l’aia

de notte in sce un xilofono sunnæ.

 

Chi l’è che seunna ascoso in te vallæ?

Son vacche lontann-e, son i bæ?...

 

Ma quande poi in sce-o calâ da seja

a lunn-a trasparente a pâ unna veja

dentro a un magico mâ,

e l’aia fresca ancon de primmaveja

a l’è tutta impregnâ

di profummi di proèi;

a muxica di grilli

pâ de veddila andâ

verso i spassi tranquilli

da sejann-a incantâ.

 

 

 

Edoardo Firpo – Lingua genovese

 

 

PASTORALE

 

Tutto il giorno si sentono nell’aria

delle note da uno xilofono suonate.

 

Chi suona nascosto nelle vallate?

Sono le vacche lontane, sono gli agnelli?...

 

Ma quando al cader della sera

la luna trasparente pare una vela

dentro un magico mare,

e l’aria fresca ancor di primavera

è impregnata del profumo dei prati,

la musica dei grilli

si sente andare

verso gli spazi tranquilli

della sera incantata.

martedì 2 luglio 2024

MÀ..., E POSCË VËGNÌI A CÀ? di Giovanni Ivano Lanteri

Giovanni Fattori - Il ritorno del soldato, 1880

 

L’é arrivà dopu trei dì d’ camin

anaspénd ‘n la neu

cun a fréva fort.

L’é passà dë nöit sut in pont

sciǘa corda dër guardiafii dër telegrafu

cun ër valun sut ch’ër sciüsciava

per via d’a tanta neu

chë ën la prima së squagliava.

L’ha attravërsà passi, muntagne e valun

për šcapàa dai tedišchi.

‘R s’é ‘ngarbà sür Brich’ dër suu¹,

l’ha višt’ sa mai ‘n li campi

dë Campreund² e…

“mà..., e poscë vëgnìi a cà?”

Sa mai sé messa a ciagnu …

dopu ën figlië scampà ae campagne

dë Franṡa, d’Albania, da Grecia

ma supratüt da Russia,

i tedišchi li i avin purtà via

anche quest autr’ figlië

ch’ l’é arturnà viv e ch’ adess ër li demanda

“mà…, e poscë vëgnìi a cà?”

A güera, purtropp, la va a sërcàa a ca

anche quéle gente chë vurin

semplicement vivu ën pagë.

 

 

 

Giovanni Ivano Lanteri – Dialetto brigasco variante di Verdeggia

Poesia che ha partecipato a “U Giacuré 2024”

 

 

MAMMA... POSSO VENIRE A CASA?

 

E’ arrivato dopo tre giorni di strada a piedi

camminando con molta difficoltà nella neve

con la febbre forte.

È passato di notte sotto un ponte

sulla corda del guardafili del telegrafo

con il fiume sotto impetuoso

per via di tanta neve,

che in primavera si scioglieva.

Ha attraversato passi, montagne e torrenti

per scappare ai tedeschi.

Si è nascosto sulla Roccia del sole,

ha visto sua mamma nei campi

di Camporotondo e …

“mamma... posso venire a casa?”

Sua mamma si mette a piangere...

dopo un figlio scampato alle campagne

di Francia, d’Albania, di Grecia

ma soprattutto di Russia,

i tedeschi le avevano portato via

anche quest’altro figlio

che è ritornato vivo e che adesso le domanda

“mamma posso venire a casa?”

La guerra, purtroppo, va a cercare a casa

anche la gente che vorrebbe

semplicemente vivere in pace.

 

 

¹Letteralmente roccia del sole sopra Verdeggia verso est.

²Letteralmente Camporotondo, zona di Verdeggia dove all’epoca c’erano campi coltivati.


lunedì 1 luglio 2024

TRAVAGGIO di Bruna Pedemonte


 

Son figgiña.

 

Inta ræ di regòrdi

un garbuggio

de bleu

giano

turchin.

 

O travaggio o no dev’ëse cösa boña:

o pòrta via o papà.

 

Da aloa

o lou

pe mi

o sa un pittin de benziña.

 

 

 

Bruna Pedemonte – Lingua genovese

 

 

LAVORO

 

Sono bambina.

 

Nella rete dei ricordi

un groviglio

di blu

giallo

azzurro.

 

Il lavoro non dev’essere una buona cosa:

si porta via papà.

 

Da allora

il lavoro

per me

sa un po’ di benzina.