sabato 14 settembre 2024

DEMAN U L’È FÈSTÈ di Marco Cassini

 


I beven bire

è i rien,

i ciařabèlen

de scemařie,

è i rien.

 

Ma loc’u gh’è da rie?

 

I balan

i bugian e spale

i secùan u cüe

i aissan i břassi

i baten e mae

i beven bire

è i rien.

 

Ma loc’u gh’è da rie.

 

U nu gh’è ren da rie.

 

Èscì mi a me demuřeřia vuřenteř

ma i nu sun tèmpi.

E pöi a bira a nu me piaxe

è a nu sun gaiři bon a balař.

 

 

 

Marco Cassini – Dialetto di Apricale

Poesia che ha partecipato al XIX Concorso Letterario di Poesia Dialettale “Giannino Orengo” – Ed. 2024 – Dolceacqua

 

 cultura dolceacqua



DOMANI È FESTA

 

Bevono birra

e ridono

chiacchierano

di stupidaggini

e ridono.

 

Ma cosa c’è da ridere?

 

Ballano

muovono le spalle

sculettano

alzano le braccia

battono le mani

bevono birre

e ridono.

 

Ma che cosa c’è da ridere.

 

Non c’è niente da ridere.

 

Anch’io mi divertirei volentieri

ma non son tempi.

Inoltre la birra non mi piace

e non sono granché abile nel ballare.


mercoledì 11 settembre 2024

A CANSON DE L'ONDA di Danila Olivieri



A pòrze l'onda a sò caressa

in sciâ riva in atteisa

chissà da onde a ne vegne

chissà onde a l'anià

chissà se a va a l'orizzonte

e poi inderrê sempre a torna

o se invece a va a de là de l'orizzonte

e tutte e rive da tæra

cian cianin a tocchià

chissà se a l'è contenta

che o sò tempo mai o finià

o se invece a l'è stanca

e un pittin inte un porto a se pösià.

 

 

 

Danila Olivieri – Dialetto genovese del Tigullio

 

 

LA CANZONE DELL’ONDA

 

Porge l'onda la sua carezza

Sulla riva in attesa

Chissà da dove viene

Chissà dove andrà

Chissà se va all'orizzonte

E sempre indietro tornerà

O se invece va oltre l'orizzonte

E tutte le rive della terra

Piano piano toccherà

Chissà se è contenta

Che il suo tempo mai finirà

O se invece è stanca

E un poco in un porto riposerà.


lunedì 9 settembre 2024

REIJA DE IN FIĞLIOŔ di Maria Giovanna Casanova


In te mae d’in fiğlioŕ

u ghe sta millanta sëřeije

e spetassai de bregugnui, deije

neve ben mairi e in ajèrbu

e igna sciuřa cheìğlia in tu gèŕbu

 

In te mae d’in fiğlioŕ

u ghe sta eitu seuse bèle rusce

che u e gaŕda e u nu e cunusce

e pei, sciachendu, u scigu u scioŕte

u se brita a buca e u ciagne foŕte

 

In te mae d’in fiğlioŕ

u ghe ne sta séte mœřelaire pecigne

e seije mœřeli ascì, cun e feğlie figne

in tu boscu suscu cheğlii ar frescu

boi da mangiaŕ arundai aŕ descu

 

In te mae d’in fiğlioŕ

u ghe sta sinche empaře bèle rusce

c’u ne vœŕ daŕ numa a chi u cunusce

catru pëŕ chi u l’inscontra e in pëŕ ëŕ

e mae de su fiğlioŕ i fan vëŕ e stravëŕ

 

In te mae d’in fiğlioŕ

u ghe sta trei miscimin ghistusi

curuŕ der suŕ beli freschi e scigusi

de pëŕseghi dui, in per ogni man

in se a touřa anchei e in pëŕ deman

 

In t’e mae d’in fiğlioŕ

u nu ghe sta ren che pecigne i sun,

numa l’amuŕ da scrive cun in scruiun,

u ghe sta numa u cœŕ dëŕ mundu

titu in se igna man a virar rundu

 

 

 

Maria Giovanna Casanova – Dialetto di Pigna

II Classificata al XIX Concorso Letterario di Poesia Dialettale “Giannino Orengo” – Ed. 2024 – Dolceacqua con la seguente motivazione:

La fantasia dell’autrice racconta in versi una sorta di filastrocca sui numeri, di cui sono protagonisti un bambino e i frutti. Iniziando con una quantità indefinita di ciliegie, è poi dal dieci che, scalandone uno per volta, si fa riferimento a frutti più o meno grandi, tanto da poter stare nelle mani di un bambino. Così le more sono tante, mentre le pesche non possono essere che due, una per mano. Ci sta poco in quelle manine, perché sono piccole, ma contengono l’amore del mondo, la cosa più preziosa. Ricchezza di termini pignaschi, rispetto della metrica e della rima baciata. Dolcezza, sollievo, colori: il mondo dei bambini. 

 

cultura dolceacqua


FAVOLA DI UN BAMBINO

 

Nelle mani di un bambino

ci stanno millemila ciliegie

e schiacciati di mirtilli, dieci

nove ben maturi e uno acerbo

e un fiore raccolto nel gerbido

 

Nelle mani di un bambino

ci stanno otto more di gelso belle rosse

che le guarda e non le conosce

e poi, schiacciandole, esce il succo

si sporca la bocca e piange forte

 

Nelle mani di un bambino

ci stanno sette fragole piccole

e sei fragoline di bosco anche, con le foglie fine

nel bosco ombroso raccolte al fresco

buone da mangiare intorno al tavolo

 

Nelle mani di un bambino

ci stanno cinque lamponi belli rossi

che ne vuol dare solo a chi conosce

quattro per chi incontra e uno per lui

le mani di questo bambino fanno stravedere

 

Nelle mani di un bambino

ci stanno tre albicocche gustose

colore del sole, belle fresche e succose

di pesche due, una per ogni mano

una sulla tavola oggi e una per domani

 

Nelle mani di un bambino

non ci sta niente che sono piccole

solo l’amore da scrive con la matita

ci sta solo il cuore del mondo

tutto su una mano per girare in tondo

 

domenica 8 settembre 2024

GRIMALDI di Vincenzo Jacono

Grimaldi - Foto di Gianni Ricelli


Tüta ròcia ti sei, de tenta strana

Russastra, ascàixi a fusse arrüzinia,

Aspra e desteisa in stramba teuria

Ai pei du liturale, àuta, suvrana.

 

E bàume, che prefunde i se ghe intana,

A l’ètà preïstorica d’a pria

I han dau vita a ina rassa, definia

Dau mèiximu to nome, grimaldiana.

 

I sœi resti, e ascì cheli de arimai

D’alura che scavendu i gh’an truvai,

Inti Müsei di’ dui mundi i aparesce

 

Lüxe che e negre tenebre i s-ciairisce

D’in tempu assai luntan, e a tü a te dà

Riflessu lampu de selebrità.

 

 

 

Vincenzo Jacono – Dialetto sanremasco

 

 

GRIMALDI

 

Tutta roccia sei, di tinta strana

Rossastra, quasi fosse arrugginita,

Aspra e distesa in stramba teoria

Ai piedi del litorale, alta, sovrana.

 

Le caverne, che profonde ci si intanano,

All’età preistorica della pietra

Han dato vita a una rezza, definita

Dallo stesso tuo nome, grimaldiana.

 

I suoi resti, e anche quelli degli animali

Da allora che scavando hanno trovato,

Nei Musei dei due mondi appaiono

 

Luce che le nere tenebre schiariscono

D’un tempo assai lontano, e a te ti dà

Riflesso lampo di celebrità.

 

mercoledì 4 settembre 2024

E PÖI... CIÜ RÈN... di Roberto Rovelli



                      

Légie tache de lüxe i tremöra                     

int’u silençiu d’a memoria                   

dùve regòrdi scurdài                          

i fan da curnixe                         

au vöiu desgravàu                             

da l’infinìu d’in prefundu.                    

Int’in sutürnu barlüme,                       

marchi scciairì                                  

d’in spàiru passàu,                             

i se cunfunde int’a négia                     

ch’a l’imbrüca cum’ina teragnà            

l’ürtimu sensu de cugniçiùn.                

Pe’ in mumentu                         

a grimàsa d’in faturisu                

a stòrçe i lèrfi sechi e arsagliài            

e in veřu stèrburu                             

u se desténde insc’î ögli fissài                      

int’ina vixùn ch’a nu’ l’existe ciü.          

Ina làgrima scurdà                            

d’â cusciénsa urmai perdüa,        

cianìn a riga a masca scirà                

stissandu int’u cübàn                          

d’in laberintu sença fin.                      

A cugniçiùn de tüta ina vita                 

sparìa cume arena fra i dì...                

e pöi... ciü rèn...                       

 

 

 

Roberto Rovelli – Dialetto de La Mortola

I Classificata al XIX Concorso Letterario di Poesia Dialettale “Giannino Orengo” – Ed. 2024 – Dolceacqua con la seguente motivazione:

La densità dei versi richiama l’attenzione a ciò che attraversa l’anima del poeta. Il viaggio a ritroso nella sua esistenza balugina tra gocce di luce nel silenzio della memoria, laddove non è facile ripescare ricordi inabissati. Con fatica, come attraversando una nebbia, cerca un’ultima possibilità di consapevolezza. Solo per un attimo le labbra si storcono in una smorfia di sorriso, ma la visione viene subito ricoperta da un velo opaco e non esiste più.

La coscienza è perduta, una lacrima riga il volto scarno e gocciola nell’oscurità. Svanisce la consapevolezza di una vita. E poi, più niente. Un viaggio intenso e sofferto dentro se stesso, volendo e non volendo ricordare, consapevole dell’illusorietà della vita. Efficace, profonda, coinvolgente.


 cultura dolceacqua

 

E POI... PIÙ NULLA...

 

Fioche gocce di luce vibrano

nel silenzio della memoria

dove ricordi dimenticati

fanno da cornice

al vuoto partorito

dall’infinità di un abisso.

In un malinconico barlume,

vestigia sbiadite

d’un pallido passato,

si confondono nella nebbia

che avvolge come una ragnatela

l’ultima impressione di consapevolezza.

Per un istante

la smorfia di un sorriso

storce le labbra asciutte e screpolate

e un velo opaco

si distende sugli occhi fissati

in una visione che non esiste più.

Una lacrima dimenticata

dalla coscienza ormai perduta,                    

lentamente riga la guancia scarna

gocciolando nell’oscurità

di un labirinto senza fine.

La consapevolezza di tutta una vita

svanita come sabbia tra le dita...

e poi... più nulla...

 

domenica 7 luglio 2024

TENDA di Vincenzo Jacono


Tenda - Francia


Longu a penta de Berna, au co survan,

I tœi teiti de pria i s’arrampina

Fin au castelu, avù spetru in ruvina,

D’i Lascaris d’in tempu assai luntan.

 

Dau munte ch’u ha u to nome, dund’i van

Aa pastüra e to sciorte, a so argentina

Caressa eterna u Roja u te destina

Viva e sunante inta so cursa au cian.

 

Antigu borgu strentu aa devussiun

D’a Vergine Maria de l’Assünsiun,

Triste u regordu in tü d’a to Cuntessa

 

Beatrice, daa diva elevatessa

D’u Cignu de Catània* imurtalà,

Delongu u vive efüsu de pietà.

 

 

 

Vincenzo Jacono – Dialetto sanremasco

 

 

TENDA

 

Lungo la Ripa di Berna, sino alla guglia di pietre,

I tuoi tetti di ardesia si arrampicano

Fino al Castello, adesso spettro in rovina,

Dei Lascaris di un tempo assai lontano.

 

Dal monte che ha il tuo nome, dove vanno

Al pascolo i tuoi greggi, la sua argentina

Carezza eterna il Roja ti destina

Viva e sonante nella sua corsa al piano.

 

Antico borgo stretto alla devozione

Della Vergine Maria all’Assunzione,

Triste il ricordo in te della tua Contessa

 

Beatrice, dalla divina elevatezza

Del Cigno di Catania* immortalata,

Sempre vive effuso di pietà.

 

 

* Vincenzo Bellini

venerdì 5 luglio 2024

E STAGIÙN: ESTAE di Roberto Rovelli




 

Sù leùn, caudu, stentissu,

papataixi e sinsare.

Vacanse e cuvéa d'andà â marina.

 

 

 

Roberto Rovelli - Dialetto di La Mortola

 

 

LE STAGIONI: ESTATE

 

Sol leone, caldo, afa,

pappataci e zanzare.

Vacanze e voglia d'andare al mare.