lunedì 17 giugno 2024

TÜTU LÌ di Enrica Carlo


 

Inte sti tempi in po' désganasciai,

sparpajai de ghère in sa e in là,

a nu gh'aa fassu ciü, a me revengiu

contra tüti sti auti cumandanti

chi se ne stan in ca' a lecasse e die,

tramente u fögu de arme u fa rujà

sanghe de zuveni e de vej, surve

sta tèra zà martelà de so'.

Alantù se a vita cuscì a va,

u mundu a me l'impasto au me fassun

e a ve criu: "u vostro barcun druvì

aa paixe,  cun in'agugia au cö

sarziivera pe' faive aregurdà

che a ghèra a l'è ina marutia

ch'a se po' sanà. E se a vostra vöja

d'amassà a s'è delongu incancrenia,

vegnì a Vintimja, chi cun e sciure

a se ne damu, dapöi a s'arrebissamu

cun in gôtu de Vermentin de chelu

bon, denaj a ina marina ch'a l'è

staita aa prima a gardà l'antigu omu,

a gudesse st'aria bona.Vegnì chi

a v'aspeitamu, u cö a v'alargamu.

Basta chi capì che u l'è u tempu

de cüstudì u rispettu". Tütu lì.

 

 

 

Enrica Carlo - Dialetto sanremasco

Poesia che ha partecipato a “U Giacuré” – Ed. 2024

 

 

TUTTO QUI

 

In questi tempi alquanto sconnessi,

disseminati di guerre, un po' qua un po' là,

non c'è la faccio più,  mi ribello

contro tutti i comandanti

che se ne stanno in casa tra le comodità,

mentre il fuoco delle armi fa sgorgare

sangue di giovani e vecchi, sopra

questa terra già tanto martoriata di suo.

Allora, se la vita va così,

il mondo lo impasto a modo mio

e dico loro: "Aprite la vostra finestra

alla pace. Con un ago, al cuore

rammendatela, per non dimenticare

che la guerra è una malattia

che si può  sanare. E se la vostra voglia

d'ammazzare è proprio incancrenita,

venite a Ventimiglia, qui con i fiori

combattiamo, dopo ci ristoriamo

con un bicchiere di Vermentino

di qualità,  davanti al mare

che è stato il primo a vedere l'uomo preistorico

che si godeva questo bel clima. Venite

vi aspettiamo a braccia aperte.

Basta che capiate che è tempo

di osservare il rispetto". Tutto qui.


OUA di Bruna Pedemonte



Gh’ò coæ de pensâ solo

à cöse belle.

 

Levâ o cheu

da-a tæra e da-e ratelle.

 

Taggiâme e sgrinfie

nettezâme o sguardo,

 

cheugge de reuse

e no piggiâ do gardo.

 

 

 

Bruna Pedemonte – Lingua genovese

 

 

ORA

 

Ho voglia di pensare solo

a cose belle.

 

Levare il cuore

dalla terra dei litigi.

 

Tagliarmi gli artigli

purificarmi lo sguardo

 

cogliere rose

e non raccogliere il cardo.


domenica 16 giugno 2024

SAORGIO di Vincenzo Jacono

Saorge - Francia
 


D’u Roja e d’u Cairos, ch’u gh’è aflüente,

Tü ti domini e gure spaventuse

Duve e so àighe i scrusce fürïuse,

Che l’ecu longu e due valae se sente.

 

E to strade, e to case tipicamente

Strane i sun, dae fatesse ciü cüriuse

E pitürescamente fantasiuse,

Ch’i fan de tü in bel’orridu atraente.

 

San Sarvatù ti hai pe’ a to urassiun,

Cu u so chiostru u Conventu fransescan,

A Madona d’u Pœzu, fœra man;

 

E l’antiga furtessa in sci u sperun

A übagu, andà in derocu, za gaiardu,

In tempu, to putente baluardu.

 

 

 

Vincenzo Jacono – Dialetto sanremasco

 

 

SAORGE

 

Del Roja, e del Cairos, che gli è affluente,

Tu domini le gole spaventose

Dove le sue acque scrosciano furiose,

Che l’eco lungo le due vallate si sente.

 

Le tue strade, le tue case tipicamente

Strane sono, dalle fattezze più curiose

E pittorescamente fantasiose,

Che fanno di te un bell’orrido attraente.

 

San Salvatore hai per le tue orazioni,

Con i suo chiostro il Convento dei francescani,

La Madonna del Poggio, fuori mano;

 

E l’antica fortezza sullo sperone

All’ombra, andare in rovina, già gagliardo,

Un tempo, tuo potente baluardo.


sabato 15 giugno 2024

SÙLU di Mario Saredi

 


Sùlu cun mì.

Chi l’è andàu

de là o de chì

e da sùlu

nu pösciu stà.

Hon atruvàu

chéla ciüma

e ghe còntu

u mèi mà.

Nu stàtene a fa,

desbutùnite,

fàru cùn mì

che tütu abbràssu,

fàsce e rivàssu

int’in lensurùn

che tègnu in cà

e sùlu nu sùn ciü

pelòche insème a élu

ti ghe sèi tü.

 

 

 

Mario Saredi – Dialetto di Camporosso

2016

 

 

SOLO

 

Solo con me.

Chi è andato

di là o di qui

e da solo

non posso stare.

Ho trovato

quella penna

e le racconto

il mio male.

Non te ne fare,

sbottonati,

fallo con me

che tutto abbraccio,

terrazze e ripe

in un telone

che tengo in casa

e solo non sei più

perché assieme a lui

ci sei tu. 

 

venerdì 14 giugno 2024

E MAE BENEDETE DAU SEGNÙ di Andrea Guglielmi



I ögli versu

u mundu,

sensa mancu

ina papéta gianca.

In corpu de sgùrbia

e dui de s-ciunétu

prima che scie

de nöte,

candu e càmure

i travaglia de ciǜ

e a gente

a giunta e mae.

O belu Batarelu,

daghe in autru corpu, 

in autru de ciǜ,

e asciuga chela taca

de süù

inte chele bele mae

benedete dau Segnù.


 


Andrea Guglielmi - Dialetto di Vallebona

Poesia che ha partecipato a “U Giacuré” 2024

 


 

LE MANI BENEDETTE DAL SIGNORE

 

Gli occhi verso

il mondo,

senza neppure

un’ostia bianca.

Un colpo di sgòrbia

e due di pialla

prima che sia

notte,

quando i tarli

lavorano

di più

e le persone

uniscono le mani.

O bel Battarello,

da’ un altro colpo,

un altro ancora,

 e asciuga quella stilla

di sudore

su quelle belle mani

benedette dal Signore.


martedì 11 giugno 2024

FIGLIÖI D’A GHÈRRA di Roberto Rovelli



Figliöi preixunéi                         

int’in mundu de terù,                         

puirusi i se tapa e auréglie                  

e i làiri de durù.

pe’ nu’ sentì i crépi.                                                               

Figliöi strapersi                               

int’in mundu ch’u nu’ i vé                    

cun ögli inucénti                        

i ven còuse ch’i nu’ duvereva vé.         

Figliöi da pe’ eli,                        

ch’i nu’ l’an ciü nisciün au mundu,        

cu’u cö vöiu                                      

cume u prefundu d’in pussu sença fin,  

i çerca pe’ rèn                            

còsa u mundu u gh’à robàu.                

Figliöi desperài d’â fàme                     

i rasccia cu’e ùngie                            

l’avançu brüxatàu d’ina pignàta                           

pe’ càiche brügàglia de mangià.          

Figliöi insanghenài                             

dae ferie d’ina ghèrra ch’i nu’ capisce,  

arevérsi cume bügate de péssa strupelàe,    

i cria turtürài dau durù               

int’in ciantu ch’u nu’ l’à ciü làgrime.              

 

Me fa mà u cö a duveřu dì,         

ma forsci amu persu pe’ dabon a cusciénsa

se, numìa de prutege aumancu i figliöi  

dai azàrdi de ‘stu mundu che amu creàu,    

semu propiu nui a raixùn d’i sou patiménti...     

 

Ecu l’andàma de tüti ‘sti mil’àni d’Ümanità!

 

 

 

Roberto Rovelli – Dialetto de La Mortola

Poesia che ha partecipato a U Giacuré 2024

 

 

BAMBINI DELLA GUERRA

 

Bambini prigionieri in un mondo di terrore,

spaventati si tappano le orecchie

per non sentire le esplosioni

 e i lamenti di dolore.

Bambini sperduti

in un mondo che non li vede

con occhi innocenti

vedono cose che non dovrebbero vedere.

Bambini soli,

che non hanno più nessuno al mondo,

col cuore vuoto

come l’abisso di un pozzo senza fine,

cercano invano

cosa il mondo gli ha rubato.

Bambini disperati dalla fame

raschiano con le unghie

il residuo bruciacchiato di una pentola

qualche briciola di cibo.

Bambini insanguinati

dalle ferite di una guerra che non comprendono,

riversati come bambole di pezza lacere,

gridano martoriati dal dolore

in un pianto che non ha più lacrime.

 

Mi duole il cuore a doverlo dire,

ma forse abbiamo perso davvero la coscienza

se, invece di proteggere almeno i bambini

agli azzardi di questo mondo che abbiamo

siamo proprio noi la causa delle loro sofferenze...

 

Ecco l’evoluzione di tutti questi millenni d’Umanità!


sabato 8 giugno 2024

E TRE STIZZE di Gianni Laura



 

Care söe com’andamu,                                      

c’ancu seme s’encuntramu                         

dopu tantu girunaa,                                   

a sta curma de muntaa.                             

Vui pe Armea e mi pe Bunda                              

rundunamu a l’aigua funda,                        

fra rivazi, bugli e cioti,                               

renfrescamu tüttu a goti.                            

Ma c’urucu l’è u destin,                                      

mancu dirlu e mugugnaa,                           

si bei pözi, fasce e pin,                               

nui ne tuca suru aiguaa.                             

Gh’é de bon che p’in mumentu                    

s’encuntramu a stu cunventu                              

e balandu se sunamu                                 

che ancu seme se truvamu.

 

 

 

Gianno Laura – Dialetto di Baiardo

Poesia che ha partecicpato a U Giacuré 2024

 

 

LE TRE GOCCE

 

Care sorelle come andiamo

che ancora una volta ci incontriamo

dopo tanto girellare,

a sta cima di salita.

Voi per Armea e io per Bunda

rotoliamo all’acqua fonda,

fra pendii, laghetti e pozzanghere,

rinfreschiamo tutto a bicchieri.

Ma che balordo è il destino,

manco a dirlo e mugugnare,

quei bei poggi, fasce e pini

a noi tocca solo innaffiare.

C’è di buono che per un momento

ci incontriamo a ‘sto convento

e ballando ci sogniamo

che ancora una volta ci troviamo.