sabato 22 agosto 2026

STECADO’ di Alina Gastaudo


         

In prefümu che cu-u su u t’avia sturdiu

a-a fin d’avustu, au caudu in sce a coleta,

föglie de velüu grixiu e ina macia violeta

i custi de stecadò sciuřiu.

Sigaře in sce-a meřa i nu se fermava de cantà,

abeglie drinte e föřa dae sciuře i se deixia da fa.

E tu, cu-ina mesuiřa cume in dagliu,

brasai de stecadò cařava au tagliu.

Mi, in poucu in derè te steixia a ve

maglieta de cutun cu-a spala strenta,

mandrigliu cun dui grupi pe capè,

muvimenti tranchili, següři ru brasu

arundai a stregne i custi in t’in abrasu.

Cöglia i brasai de sciuře a fane ri fasceti acaveai

strenti da due cordine e pöi ligai.

I pesavamu inseme cu-u cantà

i arembavamu arente, in poucu a-a sprescia

fin che n’aviamu prunta ina soumà.

Ti caregavi u mǜ fin au Praetu

e mi recuntrulava i pesi che avìa scriitu

cu-in lapi in sc’in föglietu

e recontava i fasci pe u lambicu.

In tu giardin, cu-e mie sciuře g’on ciantau

escì chele che me fa pensà

a chi ghe vögliu ben e u se n’è andau.

Veixin ae röse e a l’arbuřetu de lilà,

de stecadò ri beli custi grandi

in facia a-a seusa e a tre cause de vi.

A-a matin pasu, l’auduřu e me pà

che mei paiře u scie cun mi.                     

 

 

 

Alina Gastaudo – Dailetto di Rocchetta Nervina (Im)

II Classificata al XXXIX Premio di Poesia Dialettale Intemelia “U Giacuré” – Ed. 2026 cvon la seguente motivazione:

I versi scorrono con minuziosa cura e ricercatezza per definire e descrivere ogni momento della raccolta della lavanda, del ricco paesaggio naturale, del comportamento degli animali, dei sentimenti e delle osservazioni dell’autrice, in allora ragazzina. Nessun dettaglio sfugge nell’osservare il padre, dall’abbigliamento da contadino sotto il sole cocente di agosto, alla bravura nello svolgere il lavoro di taglio degli steli. Momenti di simbiosi della vita di campagna, in cui tutto si fonde in un unico sentimento, nonostante la fatica. Poesia della memoria del padre attraverso il profumo della lavanda. Immagini concrete e precise (la falce, il fazzoletto a nodo, la stadera). Commovente e ben strutturata. La chiusa — odorare la lavanda del giardino e sentire il padre vicino — è di grande efficacia poetica.

 

 

LAVANDA 

              

Un profumo che col sole ti stordiva

alla fine di agosto, al caldo sulla collina,

foglie di velluto grigio e una macchia violetta

i cespugli di lavanda fiorita.

Le cicale sul melo non smettevano di cantare,

le api dentro e fuori dai fiori si davano da fare.

E tu, con una falce  grande come una falce da fieno

bracciate di lavanda cadevano ad ogni taglio.

Io, un po’ indietro ti guardavo

canottiera di cotone con la spalla stretta,

fazzoletto con due nodi per cappello,

movimenti tranquilli, sicuri del braccio

arrotondati a stringere i cespugli in un abbraccio.

Raccoglievo le bracciate di fiori in fascetti ordinati

stretti  da due cordicelle e poi legati.

Li pesavamo insieme con la stadera

li accostavamo vicini, a monte del pendio

finchè ne avevamo pronto un  carico per il mulo.

Caricavi il mulo e andavi al Praetu

mentre io ricontrollavo i pesi scritti

con la matita su un foglietto

e ricontavo i fasci per l’alambicco.

Nel giardino, coi miei fiori ho piantato

anche quelli che mi fanno pensare

alle persone che amo e non ci sono più.

Accanto alle rose e all’alberello di lillà,

dei bei cespugli grandi di lavanda

di fronte al gelso e a tre piante di viti.

Al mattino passo, l’odoro e mi sembra

che mio padre sia con me.

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